Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

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sniper
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da sniper »

Ho guardato quelle del mio nastro MG, sono marcate P S*71 37 , P S* 51 38 e P163 S* 7 34, alcune hanno inneschi colorati in rosso, verde o nero. Qualcosa di interessante? Naturalmente sono tutte disattivate con foro del bossolo. Saluti.
FUOCO A VOLONTA'
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giovanni
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da giovanni »

Ciao
anello verde palla modello s.S.
anello rosso palla modello S.m.K oppure se con punta nera per 5 mm S.m.K L'spur
anello nero palla modello P.m.K

Per maggiori informazioni
http://www.munizioni.eu/munizioni/index ... r-tedesche
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sniper
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da sniper »

giovanni ha scritto:Ciao
anello verde palla modello s.S.
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Ok, grazie 1000. Saluti.
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Drei Zinnen
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da Drei Zinnen »

Eniac ha scritto: 07/04/2014, 20:06 Se sono del 36 avevano quasi 10 anni a fine conflitto , quindi è probabile che sia una fornitura , come dici anche tu , di recupero per mancanza di produzione "fresca" , abbiamo detto parecchie volte che alla fine sparavano di tutto...persino le 8 Breda ci volevano infilare nel K98 :) :)
Buondì,

mancando da tanto (troppo dal forum) stavo leggendo qualche post. Leggendo il presente mi sono ricordato di una cosa riguardo alla risposta di Enaic sul fatto di caricare le 8 Breda nel k98: questo il link:
http://pavancamillo.blogspot.it/2012/06 ... s-una.html

e questo il contenuto:


lunedì 18 giugno 2012

Battaglia di Caporetto, l'uso del gas - Una testimonianza

Una vampata di benzina bollente
che ti entra nella gola
Testimonianza di Ivo Ivančič raccolta da Camillo Pavan

Tutto il fronte di Plezzo fu sottoposto a bombardamento con il gas, quella volta, mediante il tiro di normali granate a gas, di cui nella mia collezione conservo vari esemplari. Ma questo bombardamento “generico” non diede grandi risultati. Quello che invece ebbe un effetto determinante per le sorti della battaglia fu il lancio di mille proiettili effettuato dagli spiazzi pianeggianti di terreno riparati da scarpate, che si trovano poco più avanti del villaggio di Vodenca, provenendo dall’Isonzo. Le mille granate contenenti gas erano poste dentro a dei tubi, una specie di mortai che in tedesco si chiamano Gaswerfer e furono lanciate contemporaneamente per mezzo di un contatto elettrico in direzione delle trincee italiane che si trovavano a circa cinquecento metri di distanza in località Naklo.
Una volta effettuata la rottura del fronte i tedeschi lasciarono i tubi sul posto. Mirko Fuljac, un vecchio recuperante qui di Plezzo, che è stato quello che mi ha insegnato ad aprire le mie prime dieci-quindici bombe e che adesso è morto, mi raccontava che tanti anni prima che io lo conoscessi aveva trovato queste centinaia di tubi. Li aveva raccolti e portati a vendere, ma ci aveva guadagnato poco, perché erano di semplice ferro. Non riusciva però a spiegarsi cosa ci facessero in quel posto tutti quei tubi. Adesso sì che lo sappiamo!
Ogni tubo conteneva una granata cal. 180 caricata a gas. Io ne ho recuperate due di queste granate: una era ormai vuota, perché a contatto con il terreno la base si era corrosa e il gas era fuoriuscito, l’altra invece era ancora piena.
Eravamo in tre amici quando abbiamo trovato questa bomba nella zona di Naklo: io, Anton Kauc, che adesso è morto, e Dvsan Klavora. Sapevamo per certo che era ancora carica, perché è come con una bombola da cucina che a prenderla in mano si sente muovere il gas che c’è dentro. Il problema era: come fare per aprirla vista la pericolosità del contenuto?
Ci abbiamo messo due anni, prima di trovare una soluzione. Ne parlavamo quando ci si incontrava in osteria a bere un bicchiere, se ne parlava nelle sere d’inverno… Finché un giorno — era verso il 1980 — ci decidemmo di passare all’azione.
Caricammo un fucile con una pallottola di mitragliatrice pesante Breda da 8 mm, della seconda guerra mondiale (trovata sempre qui in zona, lasciata dagli italiani quando si ritirarono dopo l'8 Settembre). Portammo la bomba in un luogo che noi sapevamo essere assolutamente non frequentato, su in montagna, uno di quei posti in cui in tutto l’anno passerà si e no una persona. La mettemmo per terra e vi avvicinammo la canna del fucile, a non più di due cm. Poi collegammo il grilletto a una lunga cordicella che facemmo girare attorno a un lato della granata in modo da poterci mettere dalla parte opposta a quella della fuoriuscita del gas. Ci allontanammo a più di cinquanta metri e tirammo la cordicella. Partì il colpo. La potente pallottola forò la corazza della granata e il gas uscì sibilando per la pressione, formando una nuvola di colore bianco (simile alla nebbia e solo leggerissimamente tendente al giallo) che si espanse per circa 25 metri.
Passato un po’ di tempo, quando ormai non si vedeva più traccia di gas proposi ai miei amici di andare a controllare la granata. Dvsan non si fidava di venire, allora andammo solo io e Anton Kauc. Ci avvicinammo lentamente, con prudenza, pochi centimetri alla volta, annusando l’aria in modo da fermarci al primo odore sospetto. E quando fummo a circa sei-sette metri dalla bomba sentimmo tutti e due contemporaneamente un qualcosa che ci bruciava alla gola e ci impediva di respirare; scappammo indietro di gran corsa.
Eppure gas non se ne vedeva, anche se evidentemente qualcosa era ri-masto. Era come in una stanza in cui si è smesso di fumare da ore, ma l'ambiente continua a essere impregnato di fumo.
Dopo un altro po’ di tempo, pur rendendomi conto che la cosa era pericolosa, dissi all’amico: «Aidi, greva se nkret…», che nel nostro dialetto vuol dire: «Dai, dai… andiamo ancora una volta». Anton però aveva preso troppa paura. «No», mi disse, «io non vengo più».
Ma io sono fatto così, volevo provare ancora! Mi avvicinai di nuovo alla granata, da solo, sempre annusando l’aria, passo dopo passo. «Non c’è niente», dicevo fra di me mentre mi avvicinavo al punto in cui prima avevo sentito il gas, e avanzai un altro po’. «Non c’è ancora niente», mi dissi, e feci un altro mezzo passo in avanti. Forse in quel momento il vento cambiò direzione, non lo so: in un istante mi trovai dentro al gas, sentii come fosse una vampata di benzina bollente che ti entra nella gola e che dentro prende fuoco. «Ah, non riesco più a respirare!».
Mi girai, feci appena in tempo a fare pochi passi di corsa e, finito l’ossigeno, caddi a terra. Sentivo i miei due amici che commentavano: «E’ spacciato, ormai è finito…».
Ma dopo un po’ riuscii a riprendermi e mi misi a tossire, scatarrare, buttare fuori muco per il naso. Ci vollero dieci minuti prima che riuscissi a respirare quasi normalmente. Dopo due ore ancora mi bruciava un po’ in gola e solo il giorno dopo non ebbi più alcun problema. Adesso posso confermare che è vero quello che hanno scritto certi libri italiani: che questi soldati su cui è stato lanciato il gas sono morti buttando fuori sangue e pezzi di polmone 1. E’ vero, sono sicuro che è vero, perché io l’ho provato, questo gas.
Perché tu possa renderti conto di quanto potente fosse quel gas ti dico anche un’altra cosa. Quando abbiamo fatto esplodere la granata era una giornata di estate avanzata, forse fine agosto, forse i primi di settembre, però nel bosco le foglie erano ancora belle verdi. Ma quando dopo qualche giorno siamo ritornati sul posto, le foglie, nel raggio di cinquanta metri dall’esplosione, erano tutte bruciate, avevano il colore del legno di questa credenza; e non solo le foglie erano bruciate, tutto era bruciato, anche l’erba si era seccata. Dopo cinquanta metri la vegetazione cominciava ad essere un po’ meno bruciata, ma i segni del gas si vedevano ancora fino a 250 metri dalla granata. E tutto questo conuna sola granata.
Era il gas fosgene 2, l’ho visto scritto anche in un documento militare italiano risalente al tempo della guerra 3. Io però non sono un esperto di chimica, non posso neppure dire se sapesse di mandorle, o di caffé o di pastasciutta! Io non ho sentito nessun odore 4. Posso solo dirti che sono l’ultimo uomo ancora in vita che ha provato quel gas!
Ma lasciamo perdere le discussioni su che tipo di gas fosse. Quello che so con certezza è che ti prende alla gola e che se avessi fatto un solo respiro completo, uno solo, sarei morto. Perché quando c’è questa nebbia bianca non occorre altro: basta un respiro e sei morto. Quando l’ho provato io non c’era più la nebbia bianca, non c’era più niente, eppure per poco morivo. E quella volta i tedeschi hanno lanciato mille bombe, che sono esplose prima di toccare terra, provocando una gran nuvola, carica di gas. Poi il gas, essendo più pesante dell’aria, è sceso al suolo, è entrato nelle trincee, nelle baracche, nelle caverne, dappertutto.
Ed è bastato un solo respiro a quei soldati italiani, per morire.
Ciao.
Carlo
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giovanni
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da giovanni »

Ciao
Strano, ho letto un racconto simile sempre riguardante Caporetto sempre tre amici modalità praticamente identiche tranne per il fatto che spararono a distanza con un Mauser su un contenitore di quelli che furono usati durante l'attacco (niente bomba e niente 8 breda).
Devo ritrovare il racconto... sarebbe interessante approfondire
Ma veniamo all'8 Breda, ti do per certe due cose :
1) sulla gotica sono state ritrovate postazioni con scatole intere di 8 Breda buttate fuori dalla trincea evidentemente per la non possibilità di utizzo, tra i colpi alcuni mostravano segni di tentativo di cameratura
2) più a nord sono stati trovati almeno 2 Trommel da 72 colpi con all'interno un 8 Breda mischiato ai 7,9 Mauser
l' opera sicuramente di reparti Tedeschi non di partigiani
Ciao
ti do per certe entrambe le notizie al 100%
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OLD1973
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da OLD1973 »

Io nel mio piccolo posso confermare ritrovamenti di nastri tedeschi di Mg in tesoretti partigiani con dentro mauser e breda a casaccio. e non di recente rimanipolazione!
Old1973

Si vis pacem, para bellum.
Roberto C.

Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da Roberto C. »

Buonasera,
allo scopo di completare le due patronenkasten con colpi tutti disattivati, ho diverse lastrine di cui 6 marcate con la lettera P
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Poi oltre ad altre non marcate, ho questa marcata C/O e che ha due alette anziché tre, avete notizie in merito ?
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da giovanni »

Ciao
quelle marchiate P sono tedesche WWII della Polte
quelle senza marchi bisognerebbe vederle dal vero
quella con "due alette" non sono del 7,9 Mauser
Roberto C.

Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da Roberto C. »

Grazie Giovanni,
Come ho tempo e sperando in un clima ottimale farò delle foto
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chaingun
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Re: Piastrina Mauser K98 - vacche grasse

Messaggio da chaingun »

Quelle senza marchi, spesso sono jugoslave.
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